Come procurarsi le conchiglie

Dando per scontato che un collezionista di conchiglie sia soprattutto un amante della natura, è necessario ricordarsi di tutelare sempre l’ambiente. Il rispetto per il mare e per tutta la vita che contiene deve essere una priorità. Non ha senso raccogliere decine di esemplari della stessa specie, tanto meno se si devono uccidere i molluschi.

Cosa dice la legge

In Italia il Codice della Navigazione (art. 1162) stabilisce una sanzione amministrativa, da 1.549 a 9.296 euro, nei confronti di chiunque estragga dal demanio marittimo o dal mare territoriale «arena, alghe, ghiaia o altri materiali» senza autorizzazione. Le conchiglie non sono nominate, ma vengono comunemente fatte rientrare tra gli «altri materiali».

In alcuni casi, però, il divieto è esplicito e non lascia dubbi:

  • in Sardegna, dove una legge regionale del 2017 punisce l’asportazione e la detenzione di sabbia, ciottoli e conchiglie;
  • nelle Aree Marine Protette, dove è vietato prelevare qualsiasi organismo o materiale;
  • per le specie protette, come la pinna o nacchera (Pinna nobilis) o la patella ferruginea (Patella ferruginea), che non si possono raccogliere né detenere, nemmeno come gusci vuoti;
  • per i prelievi di grandi quantità, che possono configurare anche un reato.

Per un privato, inoltre, non esiste un’autorizzazione pensata per il collezionismo: i permessi previsti dalla legge riguardano le attività di estrazione e la ricerca scientifica, e si ottengono solo all’interno di progetti di enti di ricerca o musei. Chi vuole contribuire alla ricerca può farlo collaborando con queste istituzioni. Esiste però anche una strada alla portata di tutti, poco conosciuta e molto interessante: la collaborazione con i pescatori, di cui parlo più avanti.

Fuori dai casi elencati, la raccolta di qualche conchiglia vuota resta una zona grigia: per i dubbi conviene informarsi presso la Capitaneria di Porto o il Comune. Se si viaggia all’estero è importante tenere presenti le leggi locali: in molti paesi è vietato raccogliere sabbia o conchiglie, e alcune specie esotiche, come lo strombo gigante o le tridacne, sono tutelate dalla Convenzione di Washington (CITES) e non possono essere importate senza documenti.

La regola del collezionista consapevole

Al di là della legge, è il buon senso del collezionista a fare la differenza. Riassumo in poche regole quello che, secondo me, distingue una collezione da un mucchio di souvenir:

  • solo gusci vuoti, mai molluschi vivi;
  • mai specie protette, mai in Aree Marine Protette o dove la raccolta è vietata;
  • al massimo 4-5 esemplari per specie e per località: 2 da tenere in collezione e 2 o 3 per gli scambi;
  • ogni esemplare con il suo cartellino, scritto subito: è ciò che dà a una conchiglia un valore scientifico (come compilarlo lo spiego nella pagina catalogare una collezione di conchiglie).

Avere in collezione decine di esemplari della stessa specie, provenienti dalla stessa località e quindi praticamente uguali, non aggiunge nulla. Ha molto più senso avere la stessa specie da località diverse: confrontandole si scopre quanto una specie possa variare per forma, dimensioni e colore lungo le nostre coste. Gli esemplari in più sono quelli destinati agli scambi, ed è proprio attraverso gli scambi che la collezione cresce.

Quali sono dunque i metodi non distruttivi e più sostenibili per procurarci le conchiglie?

Le spiagge, e prima ancora la fotografia

Sulle spiagge, osservando con attenzione i detriti lasciati dalle mareggiate, è possibile trovare conchiglie morte in ottime condizioni. Altre volte però queste possono essere “spiaggiate”, cioè erose o prive dello smalto e del colore originario a causa del moto ondoso. Per i bivalvi è necessario mettere in collezione entrambe le valve, ma per gli esemplari che si ritrovano sulle spiagge è difficile rinvenirle insieme, tranne quando il legamento chitinoso che le unisce è particolarmente robusto.

Prima di raccogliere, però, conviene fotografare. Una buona fotografia, con la data e il luogo del ritrovamento, è già il primo livello di una collezione: permette di identificare l’esemplare con calma e di capire se ci manca davvero. Le stesse foto, caricate su piattaforme di scienza partecipata come iNaturalist, diventano dati utili ai ricercatori che studiano la distribuzione delle specie. In molti casi la foto basta, e la conchiglia può restare sulla spiaggia.

Il detrito e le microconchiglie

Procurarsi del detrito marino può essere un modo divertente per ricercare le microconchiglie che il Mar Mediterraneo ci offre in quantità. Anche qui valgono le stesse regole: ne basta una piccola quantità, una manciata o poco più, e solo dove il prelievo non è vietato.

Il detrito va lavato in acqua dolce e fatto asciugare (non al sole!). Successivamente viene passato al setaccio, utilizzando setacci a maglie più o meno fini, e si ispeziona ciò che resta con una lente di ingrandimento. Il detrito raccolto di solito viene conservato in buste o barattoli di plastica, etichettati con data e luogo di prelievo. In questo modo potrà essere esaminato con calma, senza perdere i fondamentali dati di ritrovamento.

I pescatori e la pescheria

Chi va per lavoro in mare ha ovviamente più possibilità di procurarsi le conchiglie. Sono molto utili per un collezionista gli scambi con i pescatori: conchiglie vuote rimaste nelle reti dopo la giornata di pesca, piccole quantità di detrito di profondità, conchiglie di grossa taglia possono essere ottenute in seguito ad accordi che potremmo prendere con loro, purché si tratti di materiale già pescato e di specie non protette. Non è sempre facile, ma è utile e divertente provare!

Questa collaborazione ha anche un grande valore scientifico. Le reti lavorano su fondali e profondità che nessun collezionista potrebbe raggiungere, e riportano spesso specie che sulle spiagge non si trovano mai. Se ci si mette d’accordo con il pescatore per annotare la zona di pesca, la profondità e il tipo di fondale, ogni esemplare arriva con dati preziosi per il suo cartellino. Si tratta, del resto, di materiale che altrimenti verrebbe ributtato in mare o gettato via insieme agli scarti.

E non dimentichiamo la pescheria: murici, capesante, fasolari, tartufi di mare, cannolicchi e ostriche sono specie mediterranee che arrivano sui banchi in modo del tutto legale, e spesso l’etichetta indica anche la zona di pesca. Dopo la cena, le conchiglie pulite possono entrare in collezione con il loro cartellino.

Gli scambi con altri collezionisti

Infine, non dimentichiamoci la possibilità di scambiare esemplari con altri collezionisti! Esistono gruppi social dedicati, associazioni e mostre-scambio: è sufficiente avere una lista degli esemplari disponibili per lo scambio, ciascuno con il nome scientifico e i dati di ritrovamento, e condividerla con gli altri collezionisti. Uno scambio ben fatto porta con sé anche il cartellino dell’altro collezionista, che è parte del valore dell’esemplare.

Esistono anche commercianti specializzati che vendono conchiglie da collezione. In questo caso è bene acquistare solo esemplari accompagnati dai dati di provenienza e, per le specie che lo richiedono, dai documenti CITES, evitando le grandi conchiglie dei banchi di souvenir, spesso raccolte vive in grandi quantità.

Vuoi iniziare una collezione seria? Nella guida gratuita spiego come compilare i cartellini, organizzare gli scambi e costruire una collezione con valore scientifico.

Per pulire e conservare gli esemplari trovi tutti i passaggi nella pagina pulizia e conservazione.

I tuoi segnalibri