Una collezione di conchiglie non è fatta solo di conchiglie: è fatta dei loro dati e del modo in cui vengono conservate. Una conchiglia pulita e bella, ma senza cartellino e chiusa in un mobile sbagliato, può perdere in pochi anni sia il suo valore scientifico sia quello estetico. Vediamo come evitarlo. Per la pulizia degli esemplari, invece, trovi tutti i passaggi nella pagina pulizia e conservazione.
Il cartellino: ciò che dà valore a una conchiglia
Le conchiglie, una volta pulite, devono essere catalogate e classificate con ordine. Insisto su questo punto perché è il più importante: una conchiglia senza dati è soltanto un oggetto grazioso, mentre la stessa conchiglia con il suo cartellino diventa un documento scientifico, che testimonia la presenza di quella specie in quel luogo e in quel momento.
Ogni conchiglia deve avere un cartellino che riporti, oltre al nome scientifico della specie (completo di famiglia, genere, specie, eventuali sottospecie e varietà, nome dell’autore e anno di pubblicazione), i dati del ritrovamento: paese, località, substrato, profondità, marea, metodo di raccolta, data e nome di chi l’ha raccolta. E’ indispensabile scrivere subito i dati riguardanti il ritrovamento, senza affidarsi alla memoria, perché la loro mancanza può pregiudicare il valore della collezione. Se un dato non lo si conosce, è meglio scrivere che manca: un’informazione assente dichiarata vale più di una ricostruita a memoria.
L’identificazione della specie, invece, non è un’operazione semplice: richiede esperienza, testi specializzati o l’aiuto di esperti, e il nome scientifico si può aggiungere anche in un secondo momento. Si può sostituire il cartellino con un numero che rimandi a un registro, cartaceo o elettronico, nel quale inserire anche più dati.
Una collezione ben documentata ha un valore che va oltre il collezionista: può essere studiata, consultata dagli esperti e, un giorno, ceduta a un museo o a una collezione pubblica, dove continuerà a servire alla ricerca. Senza cartellini, nessun museo la accetterebbe. Se non si è disposti a scrivere il cartellino, quella conchiglia è meglio lasciarla dov’è.
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Bustine, scatole e cassettiere
Per conservare una collezione si può usare quasi tutto: scatolette, bustine di plastica, vassoi, cassettiere. Qualunque sia la soluzione scelta, ci sono però alcune regole da seguire se si vuole che le conchiglie durino nel tempo. Vanno tenute innanzitutto al riparo dalla luce, che ne sbiadisce lentamente i colori, e protette dalla polvere e dall’umidità, che favorisce la formazione di muffe. È meglio poi evitare il contatto diretto con il legno e con i cartoni di bassa qualità, che possono liberare vapori acidi (ne parlo più avanti), e limitare il più possibile il contatto con le mani: il sudore e i grassi della pelle, a lungo andare, ne opacizzano la superficie.
Il sistema più economico, e allo stesso tempo sicuro, è quello delle bustine di plastica trasparenti con chiusura a zip, adatte soprattutto agli esemplari piccoli e medi. In ogni bustina si conserva un lotto, cioè gli esemplari di una stessa specie raccolti nella stessa località e nella stessa data, insieme a un’etichetta che riporta il numero identificativo del lotto, il nome della specie e della famiglia, il codice della località e la data di raccolta. Tutte le altre informazioni (località completa, substrato, profondità, metodo di raccolta, eventuali scambi) vengono invece riportate nel registro, oggi comodamente tenuto al computer, a cui l’etichetta rimanda attraverso il numero del lotto. Un consiglio: l’etichetta va scritta a matita o con inchiostro indelebile, su carta di buona qualità, altrimenti dopo qualche anno potrebbe non essere più leggibile!
Per gli esemplari più grossi o più delicati, il metodo usato più spesso, e probabilmente il migliore, consiste nel sistemare le conchiglie in scatolette di plastica o cartone, meglio col coperchio trasparente. Ne esistono di molti tipi: singole, per gli esemplari più grossi da mettere magari in mostra, divise in compartimenti, con coperchio in vetro o addirittura provviste di lente di ingrandimento, magari col fondo foderato da cotone o spugna.
Bustine e scatole vanno disposte in cassettiere, meglio se di metallo o di plastica; se si preferisce un mobile di legno, è bene che sia verniciato e che le conchiglie non vi siano mai a contatto diretto. L’ordine può seguire la sistematica (classe, famiglia, genere, specie) oppure, per chi colleziona una determinata area geografica, le località.
Esporre senza rovinare
È sconsigliabile tenere tutte le conchiglie in vetrina, perché sono sensibili alla luce e col tempo si scoloriscono. Per tutelare sia l’aspetto estetico sia quello scientifico è meglio tenere la gran parte della collezione nei cassetti, esponendo in vetrina gli esemplari migliori a rotazione, ciascuno per poco tempo. Le conchiglie vanno riposte in luoghi freschi e asciutti e protette dalla polvere; le vetrine non devono ricevere la luce del sole e il meno possibile quella artificiale.
Muffe e malattia di Byne
Attenzione alle muffe, che possono danneggiare le parti più delicate, e ai mobili di legno. Alcuni legni, come la quercia, e alcune colle e cartoni emanano vapori acidi che attaccano lentamente il carbonato di calcio: sulla conchiglia compare una patina biancastra e polverosa. È la cosiddetta malattia di Byne, nota da oltre un secolo nei musei. Se compare, l’esemplare va tolto dal contenitore, lavato in acqua dolce e sistemato in un mobile o in una scatola diversi.
L’opercolo
Nei gasteropodi che lo possiedono, l’opercolo fa parte dell’esemplare e ne facilita l’identificazione: non va mai buttato. Va pulito con cura e incollato, con una colla solubile in acqua, su un batuffolo di cotone inserito nella conchiglia in posizione anatomica, cioè come lo teneva l’animale quando si ritirava nel guscio.