L’arpa più rara

Harpa costata (Linnaeus, 1758) è stata a lungo considerata la più rara e la più ricercata tra le conchiglie del genere Harpa, le cosiddette arpe di mare. Vive solo nelle isole Mascarene, nell’Oceano Indiano occidentale (Mauritius e Rodrigues), e si riconosce a prima vista: le coste che percorrono la conchiglia, che nelle altre arpe sono una dozzina, ben distanziate, in questa specie sono molto più numerose e ravvicinate. Da qui il nome costata.

Le arpe di mare

Le arpe (famiglia Harpidae) sono gasteropodi predatori dei mari tropicali, che vivono sui fondali sabbiosi e cacciano soprattutto di notte. Il nome viene dalle coste parallele della conchiglia, che ricordano le corde di un’arpa. Le loro prede preferite sono i piccoli granchi, che l’animale avvolge con il grande piede e immobilizza con il muco prima di inghiottirli.

Le arpe hanno due particolarità che interessano anche il collezionista. Da adulte non hanno l’opercolo, e per difendersi usano un’altra strategia: se afferrate da un predatore, possono staccare la parte posteriore del piede, come fanno le lucertole con la coda, e fuggire lasciando al nemico un boccone. La parte persa poi si rigenera.

Una conchiglia da collezione storica

Tra Settecento e Ottocento le conchiglie tropicali più rare erano oggetti di grande prestigio, e le collezioni private dell’epoca hanno avuto un ruolo importante nella storia della malacologia. Un esempio legato a un nome famoso è la collezione di Elizabeth Bligh, moglie di William Bligh, il comandante del Bounty: migliaia di conchiglie, che il marito le portava dai suoi viaggi, conservate in un mobile di mogano a quaranta cassetti. Il naturalista George Perry ne illustrò alcuni esemplari nella sua Conchology del 1811 e, dopo la morte di Elizabeth, William Swainson ne pubblicò nel 1822 il catalogo d’asta, descrivendo in appendice diverse specie nuove.

Il prestigio di Harpa costata è documentato dai cataloghi d’asta dell’Ottocento, ricostruiti dal malacologo J. R. le B. Tomlin negli anni Quaranta. Con il nome di Harpa imperialis, dato da Lamarck nel 1822 e oggi considerato un sinonimo, un esemplare fu venduto a Londra nel 1848 per 3 sterline; a Copenaghen, nel 1860, la collezione Frimödt comprendeva “un très grand et joli exemplaire” di Harpa costata; e a Londra, nel 1877, la specie compariva in una piccola collezione proveniente da Mauritius.

Proprio l’abitudine di quegli anni di descrivere e ridescrivere le specie a partire da singoli esemplari di collezione ha lasciato in eredità molti nomi diversi per la stessa specie: anche Harpa costata ne ha accumulati alcuni, oggi considerati sinonimi. Per capire come si stabilisce quale nome è valido si può leggere l’articolo sull’olotipo.

Rara, e quindi da rispettare

Una specie che vive in un’area così ristretta è anche particolarmente esposta: la raccolta eccessiva di esemplari vivi può danneggiare popolazioni che non hanno altri luoghi in cui ripopolarsi. Chi desidera un esemplare di Harpa costata dovrebbe rivolgersi solo a commercianti seri, che forniscano i dati di raccolta, e accompagnarlo con il suo cartellino. Le regole per acquisti e scambi sono descritte nella pagina come procurarsi le conchiglie.

Fonte per le aste: J. R. le B. Tomlin, “Shell sales” (I, II e V), Proceedings of the Malacological Society of London, 1941–1942.

Vuoi dare un nome e un cartellino a ogni esemplare? Nella guida gratuita spiego come identificare, catalogare e conservare una collezione di conchiglie con metodo scientifico.

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