Per migliaia di anni le conchiglie sono state usate come moneta in Africa, Asia, America e Oceania. Le più famose sono le cipree, in particolare Monetaria moneta, ma anche i dentali, le olive e diversi bivalvi hanno avuto lo stesso ruolo. In alcune isole del Pacifico la moneta di conchiglie è usata ancora oggi, soprattutto negli scambi tradizionali come la dote matrimoniale.
All’origine c’è quasi sempre l’uso ornamentale: conchiglie intere o lavorate in perline e dischetti erano apprezzate come ornamenti del corpo e si consolidò l’abitudine di scambiarle con altre merci. Le conchiglie avevano le qualità giuste per diventare denaro: erano durevoli, difficili da falsificare, facili da contare e trasportare, e non si potevano raccogliere ovunque.
Le cipree moneta
La conchiglia-moneta più usata al mondo è stata Monetaria moneta (un tempo Cypraea moneta), una piccola ciprea abbondante nell’Indo-Pacifico. Per secoli la principale fonte furono le Isole Maldive, da cui le cipree raggiungevano il Bengala e l’Africa orientale e, dal Cinquecento, attraverso i mercanti portoghesi, olandesi e inglesi, l’Africa occidentale, dove ebbero un ruolo importante anche nella tratta degli schiavi. Nell’Ottocento si diffuse anche Monetaria annulus, raccolta in grandi quantità sulle coste dell’Africa orientale: l’arrivo di enormi carichi ne fece crollare il valore.
Le cipree in Cina
In Cina le cipree erano già un bene di grande valore sotto la dinastia Shang, nel II millennio a.C.: se ne sono trovate migliaia nelle tombe, e iscrizioni su vasi di bronzo ricordano doni di «filze di cipree». Gli studiosi discutono se fossero una vera moneta o piuttosto un simbolo di ricchezza, ma più tardi se ne produssero anche imitazioni in osso, pietra e bronzo. Il segno della ciprea, 貝 (bèi), è rimasto nella scrittura: compare in molti caratteri legati al denaro e al commercio, come 財 (ricchezza), 貨 (merci), 買 (comprare) e 貴 (costoso).
Nord America: dentali, olive e wampum
Sulla costa del Pacifico, dall’Alaska alla California settentrionale, i popoli nativi usavano come moneta i gusci di scafopodi, in particolare Antalis pretiosa (un tempo Dentalium pretiosum), raccolti lungo le coste dell’isola di Vancouver. Il valore dipendeva dalla lunghezza: i gusci venivano infilati in filze, e le zanne più lunghe valevano molto di più.
In California la lavorazione di perline da conchiglie di Olivella biplicata (oggi Callianax biplicata) è documentata da circa 9.000 anni, inizialmente a scopo ornamentale. Dopo il 1000 d.C., sulle isole del Canale di Santa Barbara, i Chumash avviarono una vera produzione su larga scala di queste perline, usate come moneta. Nella California centro-settentrionale si usavano invece soprattutto dischetti ricavati da bivalvi del genere Saxidomus, mentre le conchiglie di Haliotis, come Haliotis rufescens, erano lavorate in pendenti e ornamenti molto apprezzati negli scambi.
Sulla costa atlantica le popolazioni native producevano il wampum: perline bianche e viola ricavate da buccini e dal bivalve Mercenaria mercenaria, usate in cerimonie, trattati e scambi. Nel Seicento lo adottarono anche i coloni europei, che per alcuni anni lo accettarono come moneta legale in Nuova Inghilterra.
Una moneta ancora in uso
In alcune isole del Pacifico la moneta di conchiglie non è scomparsa. Nelle Isole Salomone, per esempio, nella laguna di Langa Langa a Malaita si producono ancora filze di dischetti di conchiglia, usate per la dote matrimoniale e negli scambi cerimoniali accanto alla moneta ufficiale.
Le conchiglie-moneta in collezione
Monetaria moneta e Monetaria annulus sono tra le conchiglie più facili da trovare, anche nei mercatini, ma spesso senza alcuna indicazione di provenienza. Per una collezione seria vale la regola di sempre: un esemplare senza dati ha poco valore scientifico, quindi è meglio sceglierne pochi con località certa e registrarli con il loro cartellino. Oggetti storici come filze o ornamenti di conchiglie appartengono invece più all’etnografia che alla malacologia.
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