Venezia Silenziosa: la resilienza della malacofauna lagunare durante il lockdown del 2020

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Nel marzo 2020, l’improvviso arresto delle attività umane dovuto alla pandemia di SARS-CoV-2 ha trasformato la Laguna di Venezia in un laboratorio a cielo aperto, offrendo una visione senza precedenti di un ecosistema liberato dalle croniche pressioni antropiche. Mentre il “Grande Silenzio” calava sui canali, la malacofauna — l’insieme dei molluschi che popolano i fondali lagunari — è diventata una delle protagoniste silenziose di questo mutamento, beneficiando di acque più limpide e di una drastica riduzione del disturbo fisico.

Un respiro per i molluschi: acque limpide e stop alla pesca

Uno degli effetti più evidenti del lockdown è stato l’aumento della trasparenza dell’acqua, causato dalla deposizione dei sedimenti che normalmente vengono mantenuti in sospensione dal traffico acqueo e dalle eliche delle barche. Per gli organismi filtratori come i mitili (Mytilus galloprovincialis) e le vongole veraci (Ruditapes philippinarum), la riduzione della torbidità ha significato un miglioramento dell’efficienza di filtrazione e una minore esposizione a inquinanti organici volatili.

Durante il lockdown, la pressione della pesca professionale ha subito un crollo verticale: le attività dei motopescherecci nell’Adriatico settentrionale si sono ridotte di circa il 50%, con punte dell’80% per la flotta di Chioggia. Questo periodo di tregua ha permesso una potenziale rigenerazione degli stock, simile a quanto accaduto storicamente durante i conflitti mondiali, quando la sospensione della pesca portò a un raddoppio della biomassa ittica. In aggiunta, la riduzione dello sforzo di pesca ha favorito specie non bersaglio che spesso finiscono accidentalmente nelle reti come catture accessorie o bycatch. In particolare, per molti gasteropodi, il silenzio dei motori e la stabilità dei fondali hanno facilitato la delicata fase della deposizione delle uova, permettendo a questi molluschi di sfruttare appieno la funzione di nursery naturale della laguna, lontano da stress meccanici e inquinamento. Lo stop forzato alla raccolta delle vongole ha inoltre eliminato temporaneamente le “nubi” di sedimento visibili dai satelliti, solitamente generate dagli attrezzi da scavo che mobilizzano il fondo.

La Laguna come ultimo rifugio: il caso della Pinna nobilis

Un capitolo fondamentale della resilienza malacologica riguarda Pinna nobilis, la grande nacchera di mare, attualmente considerata in pericolo critico di estinzione a causa di un’epidemia causata dal protozoo Haplosporidium pinnae. Le ricerche condotte proprio nel 2020 hanno rivelato che la Laguna di Venezia rappresenta una delle ultime roccaforti per questa specie: mentre nelle acque costiere la mortalità ha sfiorato il 100%, in alcune aree lagunari sono state rinvenute popolazioni con tassi di sopravvivenza del 20-30%. L’assenza di moto ondoso e di inquinamento acustico durante il lockdown ha creato un ambiente idoneo per monitorare questi giganti del mare in condizioni di stress antropico minimo.

Gli “occhi” della scienza: come abbiamo spiato i molluschi

Per documentare questi cambiamenti senza interferire con l’ambiente, i ricercatori hanno adottato metodi d’indagine multidisciplinari:

1. Immagini Satellitari (Sentinel-2): Grazie alla risoluzione di 10 metri dei satelliti Copernicus, è stato possibile mappare la trasparenza dell’acqua e l’assenza delle scie lasciate dalle imbarcazioni nelle zone di concessione per la raccolta dei molluschi.

2. Sistema AIS (Automatic Identification System): I dati AIS hanno permesso di quantificare con precisione la riduzione dello sforzo di pesca, rivelando come i pochi pescherecci attivi durante il lockdown rimanessero confinati vicino alla costa per ridurre i costi di carburante.

3. Fotogrammetria Subacquea “Structure-from-Motion”: Per monitorare la Pinna nobilis, è stata utilizzata una tecnica digitale innovativa che, partendo da migliaia di foto subacquee, crea modelli 3D ad alta risoluzione del fondale. Questo metodo permette di misurare la crescita e la distribuzione dei molluschi senza toccarli, anche in acque torbide.

4. Citizen Science: L’iniziativa “Mappa la Pinna“, lanciata nel 2020, ha coinvolto i cittadini nella segnalazione degli esemplari superstiti, trasformando la comunità locale in una rete di sentinelle ambientali fondamentale per la conservazione.

Cosa abbiamo imparato e cosa possiamo fare ora

L’esperienza del 2020 ci ha insegnato che i molluschi sono indicatori sensibilissimi della salute lagunare e che il sistema è capace di una ripresa rapidissima se la pressione umana viene allentata. Tuttavia, l’aumento della trasparenza è stato un fenomeno effimero, svanito non appena il traffico è ripreso, confermando che il disturbo è legato a modelli gestionali e non a cambiamenti strutturali del sistema.

Per salvaguardare la biodiversità della malacofauna, le azioni urgenti includono:

Regolazione rigorosa del traffico acqueo: Limitare la velocità per ridurre il moto ondoso, che erode i fondali dove vivono i molluschi e danneggia le zone di “nursery”.

Sostegno alla pesca artigianale sostenibile: Valorizzare la piccola pesca locale, che si è dimostrata più resiliente ma anche più vulnerabile durante la crisi rispetto a quella industriale.

Monitoraggio partecipato e tutela degli habitat: Continuare progetti di scienza dei cittadini per la Pinna nobilis e proteggere le aree di “tegnùe”, formazioni rocciose naturali che ospitano ricche comunità malacologiche.

Transizione verso un turismo lento: Promuovere escursioni in barche a remi o a propulsione elettrica che permettano di osservare la biodiversità senza distruggerla, ricollegando l’esperienza umana alla realtà ecologica della laguna.

Venezia ha dimostrato di poter essere non solo una meta turistica, ma un rifugio vitale per specie minacciate; la sfida attuale è rendere questo rifugio permanente, proteggendo le “perle” malacologiche che vivono sotto la sua superficie.


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